SBTi Corporate Net-Zero Standard V2.0: implicazioni chiave per aziende Food & GDO

Nel novembre 2025 SBTi ha pubblicato una seconda bozza del suo standard aggiornato per il target setting net-zero: la Versione 2.0 del Corporate Net-Zero Standard (CNZS V2). 

La revisione riflette feedback delle aziende, nuove evidenze scientifiche e sviluppi nella pratica aziendale. Per le aziende dei settori Food e GDO, con catene del valore estese e complesse, l’aggiornamento introduce requisiti che vanno al di là della semplice definizione di target: toccano potenzialmente governance, dati, supply chain, verifiche e responsabilità sulle emissioni residue.

In questo articolo analizziamo gli aspetti più rilevanti per questi settori e offriamo una guida operativa.

Modelli di target setting più flessibili

L’SBTi V2 segnala che le aziende possono scegliere fra più approcci per definire i propri target su scope 1/2/3. 

Cosa cambia

  • Per scope 1 (emissioni dirette) vengono proposte tre modalità: riduzione lineare, aumento della quota di attività “basso carbonio”, asset-decarbonisation plan. 
  • Per scope 2 (energia acquistata) viene ribadita la necessità di un target separato e più rigoroso, non più combinato con scope 1. 
  • Per scope 3 (emissioni della catena del valore) l’approccio si orienta verso identificazione delle fonti prioritarie piuttosto che copertura percentuale generica dando più rilevanza al settore di appartenenza e alle caratteristiche della catena del valore. 

Implicazioni per Food & GDO

  • Le aziende devono valutare quale approccio è più adatto al proprio profilo emissivo. La supply chain agricola domina normalmente in questi settori, occorre quindi includere i processi agricoli e imballaggi fin da ora nel computo delle emissioni.
  • L’inclusione delle emissioni FLAG (Forests, Land & Agriculture) assume quindi rilevanza poiché queste rappresentano una quota significativa, così come risultano importanti quelle relative alla logistica e ai sistemi di refrigerazione.

In questo case study si approfondisce il lavoro fatto da MUGO per aiutare Unigrà, grande azienda food italiana, a misurare le emissioni FLAG della propria catena di fornitura di oli vegetali.

Il vantaggio: miglior adattamento alle specificità aziendali.

La sfida: valutare quale approccio scegliere e pianificare strumenti operativi coerenti caso per caso.


Scope 3 e fonti prioritarie nella supply chain

Uno degli aggiornamenti più rilevanti riguarda lo scope 3: SBTi sposta l’attenzione dalla semplice copertura percentuale al concetto di “fonti rilevanti” (significant emission sources) che possono essere influenzate dall’azienda. 

Regole chiave

  • Le aziende devono includere le categorie di scope 3 che rappresentano ≥ 5% delle proprie emissioni scope 3 totali o che superano una soglia quantitativa (es. 10 000 tCO₂e) per attività. 
  • Engagement fornitori: le aziende devono garantire che i fornitori ad alta intensità emissiva siano coinvolti nella transizione.

Implicazioni operative per Food & GDO

  • Mappatura della catena di fornitura: ingredienti, packaging, logistica, trasporto.
  • Prioritizzazione: identificare quali categorie e filiere rappresentano la maggior parte delle emissioni e concentrarsi su quelle.
  • Contratti e acquisti: integrare criteri di allineamento clima nei contratti fornitori, KPI su acquisti da fornitori net-zero aligned.
  • Dati & reporting: aggiornare sistemi di raccolta dati in modo che possano misurare l’impatto delle forniture e il miglioramento nel tempo.

Questo significa che per Food & GDO la componente supply chain non è accessoria, è centrale e richiede azione sistematica.

MUGO attraverso la piattaforma MUGO Retail for reporting e al protocollo Streamlined LCA permette ai propri clienti di raccogliere e monitorare in maniera precisa la carbon footprint della propria filiera in linea con i requisiti SBTi.


Emissioni residue e responsabilità continua

Il draft introduce un concetto più definito di responsabilità sulle emissioni che non possono essere eliminate con le tecnologie o interventi pianificabili nel breve o medio periodo. La terminologia utilizzata include “Ongoing Emissions Responsibility” (OER). 

Cosa significa

  • Le emissioni residue sono quelle rimaste dopo aver implementato tutte le misure di riduzione realistiche. L’azienda deve definire come gestire queste emissioni: attraverso rimozioni di carbonio (CDR). compensazioni ad alta integrità, internal carbon pricing o insetting. 
  • Il framework segnala chiaramente che le attività di compensazione non possono sostituire la riduzione: sono un complemento e non concorrono al raggiungimento dei target di riduzione.

Implicazioni per Food & GDO

  • Le aziende devono già considerare come ridurre le emissioni “hard to abate” nella filiera alimentare: es. metano agricolo, refrigerazione con refrigeranti ad alto GWP, trasporto remoto.
  • Serve ora progettare chiaramente una roadmap che ambisce non solo alla riduzione ma anche alla rimozione interna o esterna.
  • Le strategie di carbon pricing interno e i progetti di rimozione certificata (nature-based o tecnologiche) diventano componenti progettuali del piano di decarbonizzazione.

MUGO attraverso la piattaforma Neutrality mette a disposizione dei propri clienti crediti di carbonio certificati e di alta qualità che possono essere acquistati per bilanciare l’impatto delle emissioni residue.


Trasparenza, verifica e ciclo di validazione

Il nuovo draft pone maggiore enfasi sulla trasparenza dei dati, sulla verifica indipendente e su un modello di validazione ciclica anziché una verifica unica. 

Elementi chiave

  • Le grandi aziende (Category A) dovranno pubblicare un piano di transizione entro 12 mesi dalla validazione iniziale. 
  • Introduzione del ciclo: Entry Check → Initial Validation → Renewal Validation (ogni 5 anni) + spot-checks. 
  • Baseline verificata indipendentemente e reporting continuo delle performance. 

Implicazioni per Food & GDO

  • I dati di catena del valore devono essere raccolti, aggregati, verificati e pubblicabili.
  • È necessario predisporre strumenti interni o esterni di assurance per scope 3 e filiera.
  • Il piano di transizione deve essere formalizzato, reso pubblico, integrato nella governance aziendale.
  • Il modello ciclico implica che l’azienda non può “stabilizzare” un target e dimenticare poi l’evoluzione: deve esserci un processo continuo di revisione e aggiornamento.

Tempistiche e transizione alla versione V2

Secondo le fonti, l’SBTi consente alle aziende di continuare a impostare target con la versione corrente (V1.3) per un periodo di transizione, oltre questo la V2 diventerà la versione obbligatoria.

Cosa sapere

  • Le aziende che non hanno ancora fissato target possono utilizzare la V1.3 fino al 31 dicembre 2027. 
  • Dal 1° gennaio 2028 la V2 diventerà la versione obbligatoria per le nuove target setting. 

Implicazioni operative

  • Per le aziende Food & GDO è fondamentale capire che anche se oggi sono su V1.3, la transizione verso V2 richiede tempo per adeguare supply chain, inventario, governance. È opportuno avviare da subito gap-analysis e piano di transizione.

Checklist operativa per Food & GDO

Ecco i passi consigliati per prepararsi al meglio al nuovo standard:

  • Effettuare una gap-analysis del target e inventario attuale rispetto ai requisiti V2: includendo scope 1/2/3, FLAG, inventario, governance.
  • Mappare la supply chain e le categorie di emissione principali: agricoltura, imballaggi, refrigerazione, trasporti.
  • Definire un piano di transizione granulare: identificare azioni tecniche (retrofit, efficienza energetica, cambio refrigeranti), azioni per fornitori, pianificare rimozioni.
  • Rafforzare la governance e il reporting: nominare funzioni responsabili, integrare target nella strategia aziendale, pianificare verifiche dei dati e reporting periodico.
  • Stabilire un programma di engagement fornitori: KPI sugli acquisti da fornitori allineati al net-zero, contratti con clausole climate, sistemi di monitoraggio.
  • Monitorare le emissioni residue e le rimozioni: prevedere investimenti in carbon removal, definire policy di carbon pricing interno e strategie per minimizzare residuali.
  • Comunicare in modo trasparente: pubblicare piano di transizione, progressi, metodologia, dati chiave e coinvolgere gli stakeholder.

MUGO con i propri servizi e le proprie piattaforme può aiutare a trasformare i dati aziendali in informazioni di sostenibilità e accompagnare le aziende Food e GDO nel proprio piano di transizione in linea con i nuovi standard SBTi.


Conclusione

L’aggiornamento dello standard SBTi Corporate Net-Zero V2.0 segna un’evoluzione importante: da un modello basato su target quantitativi generali verso un approccio più differenziato, integrato nella governance aziendale e nella filiera del valore, con requisiti più severi su supply chain, dati, trasparenza e responsabilità.

Per le aziende del settore alimentare e della GDO questo significa che il “fare sostenibilità” richiede ora una struttura più robusta: non basta indicare un target, serve costruire un percorso credibile e verificabile. Chi saprà adeguarsi prima potrà trasformare il nuovo standard da vincolo in vantaggio competitivo.

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